AL BAR: Il Mistero Di Diabolik

Quando arrivo al bar di solito o bevo del vino o leggo il giornale. Oggi, per il giornale, va male e devo aspettare, è occupato da un ragazzo nero col fisico da maratoneta che guarda gli annunci di lavoro. Anche la Gazzetta dello sport è occupata – da un muratore alto due metri e con lo sguardo minaccioso – ma tanto leggo la Gazzetta solo nei momenti di depressione. Come un guardone appoggiato al bancone cerco di rubare qualche titolo ogni volta che il maratoneta gira le pagine: “Crollo di Pompei. Bondi: non è colpa mia…”.

Povero Bondi. Ce l’hanno tutti con lui. Additato come assassino della cultura in Italia, cerca ora di scrollarsi di dosso le colpe di tagli che non trovano eguali nel panorama europeo. Ma poi che sfiga proprio adesso il crollo della Domus dei Gladiatori?!? Dà la colpa a Tremonti. Non gliel’ha detto, non gli ha spiegato bene, è caduta la linea, quel giorno lì era momentaneamente cieco e non sa cos’ha firmato. Ma come è possibile? Tremonti è uno che ha dichiarato pubblicamente (e non in discoteca ubriaco): “Con la cultura non si mangia…fatevi un panino con Dante Alighieri!”

Effettivamente coi tempi che corrono, se dobbiamo tagliare, si tagli il superfluo. Poi mentre scelgo tra bianco o rosso, bollicine o fermo comincio a rifletterci meglio. Oltre al brivido che mi parte lungo la schiena pensando a come un ministro della Repubblica (oltre alla spazzatura, possediamo uno dei più importanti patrimoni artistici del mondo) possa fare dichiarazioni di questo tipo, comincio a fare due conti… Cultura e spettacolo vuol dire: musei, università, teatri, cinema, sale concerti, musicisti, attori, cameraman, registi, ballerini, siti archeologici, cubiste, guide, bigliettai, maschere del cinema, fonici, uffici stampa, webmaster, giornali, riviste, giornalisti, librerie, commessi, fondazioni, associazioni, trapezisti, la donna barbuta, truccatori, costumisti, scenografi, guide, traduttori, festival, rassegne, balere, discoteche, case discografiche e di produzione, facchini, cascatori, agenti, autisti, imprese di pulizie, Aladino e i quaranta ladroni, fotografi…

Mi sembra un sacco di gente. E quel sacco di gente poi compra microfoni, chitarre, tamburi, macchine fotografiche, furgoni, benzina, giornali, pennelli, preservativi perché in teatro ci si accoppia di brutto, scarpe da tip tap, il naso rosso da pagliaccio, barbe finte, occhiali da vista, occhiali a raggi x perché i musicisti sono dei maniaci sessuali, videocamere, cornici, graffette, fotocopiatrici… E questa roba la fa un altro grosso sacco di gente. Ma che la Divina Commedia sia così venduta nel mondo, perché è davvero commestibile? Io non conto mai il resto del bianco al bar quindi mi piacerebbe parlare dell’importanza della cultura in sé, dell’intrattenimento alto e meno alto come elemento imprescindibile per una crescita dell’individuo e per una qualità della vita accettabile, ma oggigiorno sembra non sia più possibile quindi parliamo di soldi. Non si tratterà di abolire sprechi o di limitare i finanziamenti, ma di azzerare totalmente i contributi a numerosissime realtà che oltre ad essere fondamentali per la loro stessa natura di eccellenze culturali riconosciute nel mondo creano posti di lavoro e occasioni di sviluppo; tra queste la Triennale di Milano, il Centro di cinematografia sperimentale, il Festival del Due Mondi di Spoleto, la fondazione Arena di Verona, il Rossini Festival di Pesaro… Non ho dati certi, sono al bar e senza il giornale, ma si parla di tagli ai Comuni e relativi assessorati alla cultura dell’80%. Per farla facile facile in un momento in cui trovare sponsorizzazioni private è sempre più difficile, niente più concerti, mostre, spettacoli… Tutto quel bell’elenco di professionalità fatto prima (che potrebbe essere molto più lungo) finirà a mangiare il Purgatorio di Dante. Non discuto sul fatto che ci sia una necessità oggettiva di limitare le uscite, ma tra il tagliare un braccio o la testa c’è una differenza abissale. Una discussione seria sull’autofinanziamento delle realtà che operano in questo settore, o meglio sulle nuove strategie di autofinanziamento, va sicuramente intrapresa, ma l’entità dei tagli e la loro scarsa sostenibilità in una congiuntura economica così negativa, ne annullano ogni logica e ne annebbiano ogni base di partenza. Se c’è siccità si bagneranno meno i campi e le piante cercheranno maniere alternative per crescere sviluppando nuove capacità di adattamento; ma se non bagni più non cresce un cazzo ed è inutile starne a parlare (sono al bar e non in parlamento quindi posso dire cazzo).

Ho l’impressione che degli omini contabili a cui non piace la musica, nel loro studiolo, si siano limitati a depennare delle spese senza valutare politiche differenti, senza studiare un piano per limitare gli sprechi, che indubbiamente ci sono, senza soppesare l’impatto reale di questi tagli che, nella loro testa, andranno ad influire solamente sulle tasche di Vasco Rossi, di Tinto Brass o di qualche ricco professore universitario mummificato; oppure, probabilmente, credono che il direttore d’orchestra o il restauratore siano semplicemente dei simpatici hobby. Il ministro della cultura tedesco ha dichiarato: “uno sbaglio i tagli alla cultura in tempo di crisi”. Forse mente, ma almeno ci fa una figura migliore. La fantomatica crisi esiste in Germania e anche lì gli afflussi dei rubinetti della cultura verranno limitati ma credo che ci sia una consapevolezza maggiore nell’affrontare il problema. L’esempio fin troppo scontato di Berlino che ha puntato negli ultimi anni moltissimo sul turismo culturale e sullo sviluppo di una scena artistica che ora non ha pari in Europa (dall’arte contemporanea alla musica underground, dai musei alle avanguardie teatrali) è assolutamente illuminante. Loro hanno il muro di Berlino, che non è poi bello da vedere, ma un sistema normativo intelligente, delle politiche con un minimo di senno che hanno lasciato nascere e crescere una vivacità culturale che porta migliaia e migliaia di visitatori ogni giorno. Cioè soldi. Noi abbiamo il Colosseo, Pompei, Caravaggio ma una burocrazia golem che per avere le autorizzazioni per organizzare il concerto di mio cugino al mio compleanno perdo tre giorni, una politica dei tagli alla Machete, una stima per le arti sempre più bassa… e non so mica se questo vuol dire soldi. Rivedo tra le pagine, di sfuggita, Bondi con la sua faccia da ciccione buontempone messo forzatamente a dieta che, dopo le seppur timide proteste o, se non timide, poco unitarie (in Francia avrebbero divelto l’asfalto per molto meno), ha cominciato a sudare e a ripetere “non è colpa mia non è colpa mia” “è Tremonti che mi ha tolto le caramelle”. Ma non lavorano insieme? Metti anche caso che il povero Bondi (che assomiglia al Mago Otelma o sbaglio?) sia stato raggirato…come fai a fidarti del buon Giulio dopo quelle dichiarazioni sui panini? È come farti parcheggiare la macchina da un tizio vestito da Diabolik. Se lo fai o sei poco sveglio o più probabilmente sei il palo. Della Banda dell’Ortica.

AL BAR: Il Mistero Di Diabolik di Anselmo-Pietro Briegel su NIHILISMI#0