AMORE D.I.Y. (Autoerotismo)ADOLESCENZA

Varese, anno del signore millenovecentonovanta e-chi cazzo si ricorda di preciso. Ore: dieci del mattino. Mi sveglio (o meglio mi alzo) come di routine, non senza la previa assicurazione che gli odiati parenti se ne siano andati fuori dai coglioni incontro alla loro giornata produttiva (del cazzo). Io no, io da 6 mesi me ne stavo per così dire congelato in un immobilità sofferta in casa, in attesa di essere salvato da una telefonata che mi avrebbe temporaneamente parato il culo dai genitoriali commenti velenosi. Grazie a Dio però il “Centro Per L’impiego” era una farsa (oggi come allora) e quindi avrei potuto tranquillamente gustarmi la mia esistenza nel ritiro, circondato solo dall’affetto dei miei cari, dalle seghe, dalla televisione e dai cereali del discount. Era il mio inconscio a chiedermelo. Solo che a quell’epoca non sapevo ancora nulla sull’inconscio, su Freud e soprattutto su Alessandro Meluzzi (NdA-psichiatra cristiano dei talk show televisivi RAI). E (quasi) nulla di preciso sapevo sulla masturbazione (prima di quel giorno). La disoccupazione aveva innegabilmente dei pregi e dei difetti. Tra i pregi menzionabili senza dubbio non tralascerei mai e poi mai l’aver potuto visionare la serie completa dell’ A-TEAM, perdipiù inframmezzata dalle molte televendite dei materassi Eminflex ad opera del giovane artista Giorgio Mastrota. Tra i difetti ho capito che devo pensarci meglio, so che c’erano ma ora proprio non mi tornano alla mente. Comunque di solito verso mezzogiorno, dopo essermi volontariamente impresso la materia grigia di inseguimenti con automobili americane degli anni settanta e dialoghi degni del peggior john wayne post-mortem, i miei pensieri stanchi di puttanate sbirresche iniziavano a divagare imprecisi su argomenti di interesse pubblico come ad esempio la fica della mia vicina di casa o il culone della signora Predazzi. Ho sempre avuto un cazzo non degno di nota, iniquo, seppur sensibile a cosce, culi, tette e soprattutto foto di sborrate in faccia, di cui tra l’altro non ricordo il termine tecnico (e che all’epoca erano particolarmente di moda). Solo che oramai eccitarsi
menandoselo quotidianamente in solitaria contemplazione diveniva sempre più difficile. Quel giorno però c’è stata la svolta. Ho alzato la cornetta del telefono ed ho composto un numero a casaccio con prefisso 0332 (Varese), ispirato da un pornoromanzo trovato nel cassettone del riciclaggio della carta del mio condominio. Intanto avevo gia preparato un bicchiere colmo di acqua fredda ed uno di acqua calda sul parquet di casa e adesso in breve ne capirete il motivo. Alla prima voce femminile che mi ha risposto io lo avevo già ben più che duro, così l’ho ficcato nel bicchiere d’acqua fredda per qualche istante e poi in quella calda subito dopo. Ansimavo mentre cercavo di non fare riattaccare la cornetta alla cortese voce femminile e sudavo nello sforzo di non bagnare il parquet facendo esondare l’acqua dai bicchieri con il mio involtino turgido. Il risultato del dato realtà di una vera voce femminile PIÙ L’ESCURSIONE TERMICA provocata dalla differenza di temperatura delle due acque aveva avuto in me effetti esplosivi. Dopo esser venuto sul parquet ho dovuto riposarmi per parecchi minuti. Ricordo di averci riprovato qualche tempo dopo senza riuscire ad ottenere nessun risultato speciale simile a quello precedente. E voi a questo punto qui vi direte si ma allora che cazzo la racconti a fare sta storia? C’è una morale, come in ogni fiaba che si rispetti. Masturbarsi è fantasia, libertà e partecipazione, non un atto meccanico e ripetitivo dagli schemi fissi. Masturbazione è una parola nobile, quasi come “democrazia” (e per di più non è soggetta a tassazione).

ADOLESCENZA di Marco Plamieri su NIHILISMI#0