KARNEFIXINA – Blak Vomit

Non mi piacciono le recensioni che parlano di musica e dicono qui suono un po’ grind e qui suona un po’ progressive. Quindi parlerò di altro. Uno perché sono ignorante; due, perché faccio parte di quella categoria di persone che pensa che la musica debba necessariamente dire qualcosa. Che sia disagio politico, sociale o interiore non importa. La musica deve raccontare il malessere e deve mettere il dolore e la rabbia in poesia. Per carità mi piace pure la roba cazzona, ma alla fine quello che voglio è urlare in macchina le parole delle canzoni e pensare, cazzo… è proprio quello che provo pur’io. E’ proprio quello che sento. e vi sfido ad andare in macchina e ascoltare Kontesto dei Blak Vomit e a non urlare “Contesto iil potere che ha dio su di nooooi. Pauuura di stare al buio con lui”. Se questo ritornello non vi strappa neanche un momemento inaspettato di singalong, cercatemi e vi pago da bere. Passiamo a Skianto che inizia con un assolo che può spaventare i più. E’ senza dubbio una canzone rock. Racconta di sangue e lamiere e di incidenti stradali e poi arriva il pezzo che dice: “Ciao amica mia, cibati del mio corpo e non perderti un istante: respira.” e mi viene in mente Jena sul palco che dice prima di questo pezzo (o dopo): <<chi sopravvive, racconta. Chi muore puzza e basta e nessuno lo va a trovare>> Perché bisognerebbe scrivere un intero articolo di quello che è Jena sul palco. Le cose che dice tra un pezzo e l’altro. Il fatto che non canta più le vecchie canzoni e le fa cantare agli altri membri della band che sanno si e no le parole. Karnefixina è stato presentato inzialmente in posti inversomili tipo pub e pizzerie. I Blak Vomit hanno presentato per la prima volta Karnefixina in una pizzeria in un paesino del cazzo! Con la gente seduta a mangiare, di fianco alla credenza dell’olio, l’aceto e i grissini e con dietro uno schifo di televisore piatto che mandava in muto un programma di merda tipo rockTV o cazzate del genere… (e c’era gente, dioporco che guardava la tv muta al posto di sentire Jena che urlava nel microfono “sono un vecchio ragazzo con la faccia da stronzo” Oltre la Morte )… e noi siamo usciti senza pagare le birre. Si fottano.

Senza di te è una canzone d’amore triste e stupenda che credo rispecchi quel senso condiviso da molti… quella cosa che ci fa dire: “sono una merda, ma amarti mi rende un po’ meno merda”. Ma torniamo ai Blak Vomit e a quanto è cazzutissimamente bello Karnefixina. Ascoltate la tripletta Testa Maledetta, Va A Kagher, e La Mooorte: è il lato più cazzone dell’album. E’ un’ascesi nella meraviglia del non sense e del delirio. Va A Kagher vi rimarrà in testa per giorni e giorni e vi farà fare faccette e mossette sceme intanto che siete in macchina. La prima volta che ascoltate Laa Mortee. Vi fermerete a guardare lo stereo increduli. Dicendo… no, qui ho capito male. Non ci credo… e manderete indietro e invece è proprio così. Laa Mortee è una canzone dannatamente sincera e spontanea di odio e disgusto (diretto a se stesso?), è un sincero e spontaneo augurio di crepare prima del tempo, diretta ad un figlio di puttana, un cagacazzo, awacciuwawawa…

Ho kapito i sogni è consapevolezza, tipo faccio schifo ma mi piaccio così e “se tu mi seguirai il tuo cuore scoppierà”, ma anche una presa di posizione “ho capito i sogni miei, e tu non compari mai”. E poi capita che una storia finisce di merda e guardi quello che è stato il tuo compagno e lo giudichi un coglione e tu, per lui, sei una troia (oppure lui è uno stronzo e tu sei una pazza… ciò che rimane delle storie di solito, sono questi due codici binari coglione/troia o stronzo/pazza) e vorresti stirarlo in macchina e ti rendi conto che è sempre stato tutto una merda e Jena canta E’ la fine che fa una storia d’amore e pensi: cazzo è vero… è finita di merda ed era tutto una merda fin dal principio. “E’ la fine che fa il momento migliore.” Perché quando una storia finisce è resistenza e liberazione da una forma di dittatura. “E’ la fine che fa una storia d’amore” Amore, per se stessi ed è un estremo e potente vaffanculo e mannaggia a chi ti è morto. E c’è l’alcol, in tutto Karnefixina c’è tanto alcol quando nel corpo di Jena durante i concerti. C’è alcol in Bottiglia, ma c’è ancora amore, quello bello. Quello che ti fa passare la voglia di sfasciarti di alcol e che ed è una forza opposta e contraria all’autodistruzione.

Karnefixina è un album di canzoni d’amore e di odio. Verso se stessi e gli altri. Una cazzo di carneficina di sentimenti. Chi sopravvive racconta. Dice Jena.

 Cercate il prossimo live e andateci. Lì potrete recuperare una mervaigliosa copia autoprodotta, masterizzata home made d.i.y. di Karnefixina. Gratis.

 

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