Celo di piombo.

Bambola!

Era uno di quei giorni in cui rimpiangi di non essere nato rettile.
Il caldo dava alla testa e i cubetti di ghiaccio nel mio scotch si scioglievano alla stessa rapidità con cui la brillantina sui capelli mi colava lungo tempie, zigomi e poi in bocca, aiutata dalla lingua, che sembrava apprezzare quella viscida freschezza.  Una lingua strana la mia, incomprensibile.
Alle dieci del mattino ero già di pessimo umore.
[…] La porta si aprì e il verbo si fece carne, carne estremamente solida (se afferrate cosa intendo).
Due metri e quindici di donna – almeno due di gambe – capelli biondi e bocca piena di denti, stretta in un tailleur che gridava strappami a morsi, con un seno che pareva affetto da acromegalia e uno di quegli sguardi che ti fanno pentire di non aver messo le mutande pulite, questo mese.

da Celo Di Piombo, di Pilade Fioravanti – Nihilismi#1