SUNN O))) live @Fillmore – 01/10/2011 – VideoStorto

C’è un muro, un muro invisibile tra chi suona e il pubblico.
E non è solo un muro fisico, creato da transenne, amplificatori o palco: è il muro psicologico di ciò che sta in testa al musicista e quello che viene espresso attraverso lo strumento. Il suo pensiero, la causa. Il suono: l’effetto.
Non sempre il muro che il musicista (più o meno consciamente) erge attorno a sé e alla sua musica viene superato e abbattuto dall’ascoltatore e, oltretutto, spesso non è necessario che questo avvenga: anzi, c’è chi fa di tutto per crearsi un bunker attorno, esprimendosi in modo quantomeno criptico. Il problema è che a volte, dopo aver assediato per lungo tempo la blindatissima opera musicale in questione, si scopre che dietro al muro non c’è assolutamente niente di interessante.
Parlando dei Sunn O))) è quindi facile, anche per chi è avvezzo all’ascolto di sonorità più ruvide e grezze, liquidare le loro composizioni come “rumore inutile”, “robaccia inascostabile” e, ultimo ma non ultimo, “casino inespressivo”. D’altro canto è altrettanto facile sentirli acclamare come dei nuovi profeti postatomici, dei geni, degli artisti e quant’altro. La verità probabilmente sta come al solito nel mezzo.
Venendo al caso specifico, ho avuto modo di sentire suonare recentemente dal vivo il gruppo in questione nel nostro Bel Paese, e non vi nascondo di essermi avvicinato all’evento con qualche dubbio. Insomma, per dirla in parole povere, ho sempre ascoltato i Sunn O))) su disco, magari un solo pezzo per volta, e la paura del rompimento di coglioni era dietro l’angolo. Fra l’altro, com’è facilmente intuibile, credevo che una proposta musicale così particolare si prestasse decisamente poco all’esibizione live.
E invece mi sono dovuto ricredere, ma andiamo con ordine.
Dopo una lunga introduzione parlata, a sipario chiuso, i nostri (per ora orfani della voce: Attila salirà sul palco solo dopo circa 40 minuti di esibizione) salgono sul palco facendosi largo tra decine di amplificatori.
Imbracciano gli strumenti, lentamente come fossero sott’acqua, poi iniziano a suonare… ed è allora che lo vedo.
Il muro.
Qui è tangibile, spesso, concreto. Non si nasconde, anzi, per rendersi evidente a tutti prende la forma della nebbia artificiale che permea la sala; tutto si muove ad ogni singolo, lentissimo suono, e l’onda sonora muove qualsiasi cosa. E non accarezza, ma colpisce, come un pugno in pieno volto. I denti vibrano, ogni singolo centimetro di pelle trema a contatto con lo schiaffo sonoro, ed è una sensazione fantastica. Vendono i tappi per le orecchie all’ingresso, ma chi è il pazzo da negare una simile sensazione ai propri padiglioni auricolari? È come prendere un riff di chitarra, rallentarlo all’inverosimile e guardarlo al microscopio elettronico, prendendo la scossa. Tutte le domande che mi facevo prima di entrare sono svanite, perché ho capito la chiave di lettura corretta, e ora so che chi sta delle ore a disquisire del concept che sta dietro la musica dei Sunn O))) fa l’errore grossolano di pensare che sia una musica concettuale invece che fisica.
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