NIHILISMI#2

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Sostiene Hiroyuki Tsukamoto…

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…che sebbene ci sia meno Dio, ci son più preti. Prete, inteso come sacerdote che non si deve per forza rifare ad un’unica religione. Quella famosa, per intenderci, così scollegata dalla realtà e dal quotidiano che suscita le antipatie dei più. Perché il Papa ha le scarpe di Prada e con un suo anello si potrebbe sfamare l’Africa e la Chiesa è misogina, omofoba e pedofi la. Hiroyuki Tsukamoto ha sentito dire queste frasi con la stessa leggerezza di banali chiacchiere meteorologiche e sanitarie del tipo “mi fa male qui, quando vien brutto”. L’anticlericalismo è pane quotidiano. E non serve più essere atei, intellettuali o critici. Tutti, seppur credenti, pronti ad attaccar quell’altrui dio (qualsiasi dio) all’infuori di lui, eppure rancorosi, arrabbiati e senza fiducia nei confronti dei suoi ministeri. La crisi della vocazione, della fede e della partecipazione. Perché quando si era poveri e ignoranti ci si faceva meno domande. Adesso che si è comunque poveri e comunque ignoranti, ma abbiamo davanti agli occhi la ricca ignoranza dell’Olimpo, allora non ci va bene. Pretendiamo di più. No, non si può proprio tollerare ed ascoltare la parola di uomini con le gonne, gli ori e le ciabatte nelle cattedrali nel deserto, che credono nella magia e che predicano la povertà. Loro non parlano a noi. Sfotterli, bestemmiarli e ignorarli può essere anche dolce. Ma poi bisogna stare attenti – dice Hiroyuki – perché, badate bene, non esistono campi senza cornacchie e parlar, a volte, è un atto di fede. Allerta dunque, mai abbassar la guardia circa quel che si dice, si mangia, si indossa e si pensa, perché se noi siamo Chiesa allora siamo anche uno l’inquisitore dell’altro. C’è un mutawwiʿa animale, dietro all’angolo dell’ideologia con un mazzo di fatwa senza sesso, pronto a consegnarti al comitato per l’imposizione della virtù e l’interdizione dell’ironia. Occhio a non indossare le scarpe sbagliate, a non frequentare i posti scorretti e a non usare certe parole. Un dito puntato sulla tua intelligenza. Ed un tempo c’erano i preti con la divisa e poi i partiti con la tessera e poi niente. Ognuno col suo dio, la sua chiesa privata. La mia dipendenza. I miei comandamenti. La mia Sacra Rota vi condanna se non sapete divertirvi. Perché con la paura, il dolore e la tristezza non ci sono epifanie. Il fondamentalismo di ciò è giusto perché lo decido io. Perché in teoria quello che dico ha senso. Ma il senso, senza l’azione, è come acqua versata nel vuoto. Ogni contenuto necessita di un contenitore. E che abbia orecchie da afferrare per dissetarsi. Che tornino allora gli eremi, i piccoli templi in cima alla montagna e gli anacoreti che contemplano la forma delle nuvole lontani dallo scambio organico di liquidi. Che non ci siano più preti e che i messia se ne vadano a predicare alle bacche e alle pigne. Perché il mondo è carne. Maschio e femmina. Cannibale e martire. Una danza violenta. Un urlo strozzato e dello Spirito Santo non ce ne facciamo un cazzo.

INDICE

PAGINA UNO / LA SOFFERENZA

La Croce e il Diavolo di Jessica Fletcher

Per me, forse, va bene di Keisuke Yamato

Calcutta è un taglio di Pilade Fioravanti

PAGINA OTTO / L’INNOCENZA

Lasciate che i bimbi vengano a me di Jessica Fletcher

Il viaggio era stato una sofferenza di Pilade Fioravanti

La passione del sillogismo di Ninetta Bagarella

 PAGINA SEDICI / LA MORTE

La classifica delle salme fotogeniche di R. Fiore

Il bestemmiatore di Acid Jack Flashed

Il gatto di Kevin di Philip K. Dick

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