Per me, forse, va bene…

Hotei – il Buddha che ride.

Per me, forse, va bene

[…] Mi vien da dire che è un momento, questo qua, che la religione se la passa un po’ male. Son finiti i bei tempi, mi vien da dire. Però poi non so se è vero sul serio, perché dipende. Dipende dalla religione. Però io, insomma, se uno mi dice La religione, sul momento, se non sto attento, mi viene da pensare alla religione cattolica, per via del fatto che, oltre che qui del nord, sono anche qui dell’Italia, e per noi la religione è quella roba lì. E già questo è un problema, secondo me. Però è anche una cosa che adesso rischia di portarmi un po’ fuori, e allora lascerei perdere. Magari un’altra volta.

Insomma, se parliamo della religione cattolica, a me sembra che adesso sia un momento che Son finiti i bei tempi. Mi sembra che le chiese, adesso, non è che siano proprio vuote, ma quasi. E i giovani, mi dicono, son da un’altra parte. E secondo me, tra un po’, tra qualche anno, saranno ancora meno, che la tendenza è quella lì. E anche preti ce n’è pochi. E questa cosa qua è una cosa che se me l’avessero detta quindici anni fa avrei detto: Era ora! e invece adesso, non lo so, un po’ mi dispiace.

Dopo mi viene in mente un amico di mio padre, che mi dice che quando lui aveva la mia età, in sezione, la sezione del PCI, non ci si stava da tanta gente c’era. E adesso invece non è che sia proprio vuota, ma quasi. E i giovani, son da un’altra parte.

Magari è una cosa che non c’entra niente, ma io, a pensare alla chiese che adesso son quasi vuote, mi vengono in mente le sezioni del PCI, vuote anche loro. Ma anche questa è una cosa che rischia di portarmi un po’ fuori. E poi magari, ecco, non c’entra niente, anche se a me sembra di sì. L’ho detto solo per dire che un po’ mi dispiace.

Poi io, la religione, son degli anni che non andiamo d’accordo. E anche adesso è più o meno lo stesso. E se me lo chiedessero, direi che per dei secoli son stati fatti degli errori e delle cose che proprio non si può. Erano cose da diventar matti. E il nostro Paese, soprattutto, li ha subiti uno dopo l’altro questi errori. E anche noi. E anche adesso che ci sono gli iPod e i preservativi alla frutta e dovrebbe essere diverso, e infatti un po’ è diverso, una certa parte di questi errori, mi sembra, continuiamo a pagarla. E allora mi viene su da dentro un nervoso che è meglio se lasciamo perdere.

2698089649_235292ab8a_oPoi dopo, io, quando mi viene su il nervoso, per farmelo passare, un po’ vanno bene delle bottiglie di vino rosso e un po’ penso a delle cose che per me sono belle e ogni volta mi fanno rimanere lì. Per esempio certi affreschi che ci sono in Toscana, e che sono tra le cose che amo di più. O un gruppo di statue in una chiesa di Bologna. E mi viene in mente che senza la religione, quegli affreschi e quelle statue, non ci sarebbero stati.

E anche Amleto, per dire, senza la religione, se Amleto fosse stato ateo, suicidio al primo atto e poi basta. E quel monologo lì, che sanno tutti persino io, non ci sarebbe stato.

O la tragedia greca. Anche la tragedia greca, che è una cosa enorme che mi verrebbe da scriverla in maiuscolo, LA TRAGEDIA GRECA, tanto è enorme, pure lei, mi viene da dire, senza una religione, anche una strampalata e però bella come quella là, forse saremmo rimasti senza. Poi dopo che Euripide forse era Ateo, io non lo so se è vero, ma insomma anche se fosse stato ateo, mettiamo di sì, allora va bene lo stesso.

Allora penso che da una parte c’è il nervoso e da una parte ci sono queste cose qua, che sono belle e che io, di mio, metterei tra le cose necessarie. E penso ad una frase, che è una banalità, e infatti l’ho imparata che avevo sedici anni e la tiravo sempre fuori quando facevo delle discussioni che mi sembrava che il mio compito nella vita fosse difendere il comunismo, e quando mi dicevano Stalin, quando mi dicevano I morti e le repressioni, dicevo questa frase qua. Dicevo: un conto sono le idee un conto sono gli uomini. Che adesso, io mi rendo conto, è una banalità. Però è anche vera, mi sembra. E può andar bene anche per la religione e per quegli errori lì. E mi sembra anche che, a parlare della religione, poi dopo può succedere che uno se la dimentica, questa banalità, e si fa della confusione. Ed è un peccato.

Poi c’è una cosa che ho detto una volta, parlando più o meno di queste cose qui, e la ridico perché forse c’entra con l’argomento di questo numero. Ho detto che la religione, per me, è un modo per andare avanti, e ognuno si sceglie il suo e la religione per esempio è uno. Per un altro magari è un altro. Magari è il lavoro, non lo so. O la letteratura, o la famiglia. O la collezione di francobolli, per dire. Anche quelli che collezionano le cose, mi sembra che sia un modo per andare avanti. E ogni tanto ti metti lì e guardi quello che hai.

Che a questo punto non è nemmeno importante se ci sia qualcosa dopo oppure no. Non è indispensabile, è il prima che conta. È una cosa che si fa per il prima. Anche se non te lo dicono, e anzi ti dicono il contrario. La religione, a me sembra che sia una cosa che si fa per il prima. Anche pregare. Che una volta pensavo fosse una forma di debolezza, e adesso invece, non lo so, mi sembra una cosa bella. Che uno si mette lì e parla un po’ e fa quelle cose che si fanno quando si prega. Mi sembra evidente che sia un modo per sentirsi meno soli. E mi sembra bello. Con tutto che io non sono capace. Per niente. E mi sa che continuerò a pensare che un dio non esiste. Niente dio. Però pregare, quelli lì che sono capaci, mi sembra una cosa bella.

Allora se devo dire una cosa sulla religione, dico che può anche andare bene la religione. Solo, per via di quegli errori lì e per il nervoso che vien su da dentro, bisognerebbe trovare il modo di fare una religione che non mischi gli uomini e il potere. Ma ho paura che è una cosa che non si può fare. Non c’è verso. E allora vi capiterà sempre di fare degli errori tremendi e di fare cose che proprio non si può.

Però, ecco, se volete farla comunque una religione, per me va bene. Solo, se posso darvi un consiglio, poi fate come volete, ma se posso, ecco, metteteci il senso dell’umorismo. Che è una cosa che fino ad adesso si sono sempre dimenticati di mettere, secondo me. E invece è una cosa che un po’ ti salva. Anche nella religione che abbiamo qui in Italia, senso dell’umorismo, non ce n’è quasi niente. Ed è un peccato, perché occasioni, a voler guardare, ce ne sarebbero. Anche nel Vangelo. Come quando Maria e Giuseppe tornano a casa da Gerusalemme, mi pare, e a metà della strada si accorgono che manca Gesù. E allora ferma tutta la carovana e controlla dov’è, non l’avremo mica lasciato a Gerusalemme. E infatti tornano indietro ed eccolo là.

Ecco, un episodio così, a saperlo sfruttare, mi sembra che margine ce n’è.

Fate una religione dove ogni tanto si ride.

E poi, un’ultima cosa, se potete, non metteteci il senso di colpa.

di Keisuke Yamato, Nihilismi#2