La passione del sillogismo

Io non amo la Madonna.

Io non amo la Madonna. Non è un modo gentile per bestemmiare, perchè non amo molto nemmeno bestemmiare.

Dicevo: io non amo la Madonna. Al catechismo mi piaceva di più Gesù. La Madonna era una vittima destinata ad una vita infernale ancora prima di provare le dolci potenzialità del punto G. Almeno Gesù andava per templi facendo la figura di quello intelligente, moltiplicava i pesci, guariva i ciechi con gli sputacchi. Diciamolo: ai miei occhi Gesù era tre passi davanti alla Madonna. Lo potevi chiamare Gesù o, al massimo, Cristo (vocabolo che, lo ammetto, se ben scandito dà delle soddisfazioni). Lei, invece, bisognava chiamarla Vergine, Maria, Addolorata. Una tristezza indicibile.

Destinata a fare la moglie ad un Geppetto più vecchio di lei, la mamma ad un figlio problematico, senza che qualcuno le avesse chiesto qualcosa. Condannata, ecco. Quindi sfigata in partenza. E poi, oltre tutto, oltre ai sacrifici, alle rinunce, alle lacrime per un figlio che muore non di malattia, ma perché lo impalano insieme ai ladroni, mi rigirava nel cervello la teoria blasfemissima che l’essere vittima e votata alla sofferenza fosse una cosa non propriamente bella. Il tutto, nonostante quello che diceva la suora mentre ci faceva colorare i pellegrini di Emmaus, che ho riapprezzato solo con quel dio di Caravaggio.

Comunque. Insieme a questo, ossia a quello che mi raccontavano le suore, c’era mia nonna. Mia nonna non era propriamente una di quelle nonne sprint che girano il mondo, ma andava sempre (sempre) a Lourdes. Mia nonna amava molto la Madonna, anche se ora non credo che si ricordi chi è la Madonna. I primi anni c’era il pullman: schiere di vecchiette che arrivavano stremate dopo ore di viaggio e dopo aver dormito sedute, alla grotta di Bernadette. Poi, negli ultimi anni, le vecchine in gita a Lourdes ci andavano in aereo. Prima dell’11 settembre e prima dei divieti di liquidi nel bagaglio a mano.

Mia nonna tornava sempre carica carica di statuette della Madonna con l’acqua santa. Impossibile che non sappiate di cosa parlo: anche i meno cristianizzati di voi, devono averla vista almeno una volta nella vita. Bottiglietta a forma di Madonna, con copricapo-tappo azzurro. Io non amavo la Madonna, ma la Madonna ripiena di acqua santa mi è sempre piaciuta assai. Cosa che non è mai sfuggita a mia nonna. Avendo intuito la mia passione (con la p minuscola), nel corso degli anni, mi ha portato da Lourdes decine di Madonnine con acqua. Le ho, sfortunatamente, perse, abbandonate o dimenticate chissà dove. Non ne possiedo più nemmeno una, ma oggi ne sono pentita.

Per mia nonna, ovviamente, il mio gradimento della Madonna acquatica era una tacita ammissione di fede. Il più banale dei sillogismi. Per questo sono sempre stata la nipote preferita, credo. Rimpiango il gadget geniale e continuo ad amare anche tutte le feste patronali siciliane dove si portano in spalla i santi di turno seguiti da gente urlante e scalza. E ho un brivido ogni volta che leggo del loro martirio su Wikipedia. Sì, forse non mi piace la Madonna, ma ho fede nel kitsch-folk della religione.

 

di Ninetta Bagarella, Nihilismi#2

L’illustrazione e di Gianfranco Fuoco