Lasciate che i bimbi vengano a me…

Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite…

Il Movimento per la Vita fu fondato nel 1975 a Firenze con lo scopo di contrastare il fenomeno dell’aborto che, ai tempi, era illegale e veniva effettuato in maniera clandestina dalle cosiddette “mammane” con intrugli, ferri da calza, appendiabiti di alluminio e quant’altro. La loro lotta all’aborto però, non si basava sull’eventuale pericolosità ed illegalità di certe pratiche, in quanto la loro era una lotta di senso. Una battaglia morale. La morale esaustivamente espressa nell’Humanae Vitae, l’enciclica scritta da Papa Paolo VI nel 1967.

Il gravissimo dovere di trasmettere la vita umana, per il quale gli sposi sono […] collaboratori di Dio creatore, è sempre stato per essi fonte di grandi gioie, le quali, tuttavia, sono talvolta accompagnate da non poche difficoltà e angustie. […] Si assiste anche a un mutamento, oltre che nel modo di considerare la persona della donna e il suo posto nella società, anche nel valore da attribuire all’amore coniugale nel matrimonio, e nell’apprezzamento da dare al significato degli atti coniugali in relazione con questo amore.

Circa gli “atti coniugali”, Papa Paolo VI dice: «Il matrimonio e l’amore coniugale sono ordinati per loro natura alla procreazione ed educazione della prole. I figli infatti sono il preziosissimo dono del matrimonio».

E a proposito delle “Vie illecite per la regolazione della natalità” il Pontefice scrisse:

nihilismiIn conformità con questi principi fondamentali della visione umana e cristiana sul matrimonio, dobbiamo ancora una volta dichiarare che è assolutamente da escludere, come via lecita per la regolazione delle nascite, l’interruzione diretta del processo generativo già iniziato, e soprattutto l’aborto diretto[…]. È parimenti da condannare, […] la sterilizzazione diretta, sia perpetua che temporanea, tanto dell’uomo che della donna. È altresì esclusa ogni azione che […] si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione. […] È quindi errore pensare che un atto coniugale, reso volutamente infecondo, e perciò intrinsecamente non onesto, possa essere coonestato (legittimato Ndr) dall’insieme di una vita coniugale feconda.

Sì, perché oltre a tradire il progetto divino che ci ha dato il dono di poter creare la vita attraverso il sesso, cercare di dominare la natura e quindi controllare in modo artificiale la natalità, può avere serissime conseguenze…

Gli uomini retti potranno ancora meglio convincersi della fondatezza della dottrina della chiesa in questo campo, se vorranno riflettere alle conseguenze dei metodi di regolazione artificiale delle nascite. Considerino, prima di tutto, quale via larga e facile aprirebbero così alla infedeltà coniugale ed all’abbassamento generale della moralità.

Questo era il 1967, undici anni più tardi venne approvata la Legge 194 con cui veniva legalizzata e normalizzata la pratica dell’interruzione di gravidanza entro i 90 giorni dal concepimento. E oggi? Trentaquattro anni dopo la 194? Non si è mai smesso di discutere in merito. Da una parte la politica, la Chiesa, la stampa e gli ex cantanti punk filosovietici sciroccati miracolati.

Ma non solo “aborto”… le questione bioetiche ora vanno a riguardare persino l’embrione e alcune pratiche mediche per favorire il concepimento (e in un certo senso a rispettare “il gravissimo dovere di trasmettere la vita umana”) e, come se non bastasse, sebbene la Legge 194 esista ancora, nella concretezza dei fatti sembra che si stia tornando massicciamente agli aborti clandestini. Si dà il caso infatti che sul web sia possibile acquistare alcuni farmaci (con meno di 20€ come il Cytotec e Misoprox, che provocano delle contrazioni uterine e garantiscono l’interruzione di gravidanza con una percentuale di riuscita pari al 95%). Perché, di grazia, una donna dovrebbe fare qualcosa del genere? Mettere cioè a rischio la propria salute, comprando un non ben noto farmaco su eBay per provocarsi un aborto (“contrazioni uterine” mi fa male solo a pensarci), quando potrebbe benissimo rivolgersi alle strutture della Sanità pubblica?

Due parole: “medico” e “obiettore”.

Al di là della pressione psicologica (saggiamente suggerita dal sommo Pontefice nell’Enciclica di cui sopra, che consigliava ai medici: «Abbiamo in altissima stima i medici e i membri del personale sanitario ai quali, nell’esercizio della loro professione, più di ogni interesse umano, stanno a cuore le superiori esigenze della loro vocazione cristiana. Perseverino dunque nel promuovere in ogni occasione le soluzioni, ispirate alla fede e alla retta ragione, e si sforzino di suscitarne la convinzione e il rispetto nel loro ambiente»), nonostante le buffonate delle amiche fasce di Alemanno, come Sveva Belviso* che ha istituto a Roma il “Giardino degli angeli”, un cimitero cioè per i feti abortiti o i colloqui preliminari dissuasivi della Polverini, secondo cui una donna prima di abortire, dovrebbe parlare obbligatoriamente con un medico, uno psicologo, una madre che ha rinunciato ad abortire ed un prete (diocristo!). Altro che ferro da calza… solo per questo m’infilerei tutta una macchina da cucire Singer modello 257 nell’utero.

*(«In questo modo i genitori che lo vorranno potranno dare una sepoltura ai corpicini dei bimbi che non hanno mai visto la luce. Il progetto non vuole in alcun modo intaccare i principi sanciti dalla legge 194 del ’78 sull’aborto, ma vuole dare una risposta alle richieste di coloro che con il seppellimento del loro bimbo intendono restituire valore a quel feto che altrimenti verrebbe violato perché considerato rifiuto ospedaliero»)

Nonostante tutto questo (che è un bel “tutto”) sembra che oggi i medici obiettori in Italia siano il 71%. Con picchi dell’84% in Campania. Nel Lazio per esempio, su 316 ginecologi, solo 46 non sono obiettori, e in 9 ospedali pubblici non si fanno interruzioni di gravidanza, come imporrebbe la legge a tutti gli ospedali non religiosi.
Così tanti medici devoti cristiani? Il cazzo. I medici obiettori vedono favoriti carriera e guadagni. Adriano Sofri ha intervistato di recente, una degli “ultimi medici non obiettori” che ci svela: «
Non esistono primari non obiettori».

Ma torniamo al Movimento per la Vita, il cui presidente onorario è Madre Teresa di Calcutta che nel ’79 diceva: «Sento che oggigiorno il più grande distruttore di pace è l’aborto, perché è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa. […] Perché se una madre può uccidere il suo proprio figlio, non c’è più niente che impedisce a me di uccidere te, e a te di uccidere me».

Ma come dicevo, non solo aborto, dal 2005 il Movimento per la Vita mette il becco sulla fecondazione assistita e così nasce il comitato Scienza e Vita, con la sua campagna astensionistica (sostenuta dalla Conferenza Episcopale) mandò all’aria il referendum – e svariate palate di milioni di euro dei contribuenti -, facendo in modo che non venisse raggiunto il quorum.

E fin qui tutto bene (si fa per dire), se non fosse che un bel giorno quel panzone ex-comunista di Giuliano Ferrara, decide di candidarsi alle elezioni. Corre l’anno 2008 e il direttore de “Il Foglio” caga fuori una lista “pro-life” che è un modo carino per dire “antiabortista”.

ferrara01G«Il mio pensiero è semplice e si basa su tre principi. Primo, nessuna donna è obbligata a partorire; secondo, nessuna donna deve essere perseguita legalmente perché abortisce; terzo, l’aborto è un male, va sradicato, non può essere utilizzato come strumento di controllo delle nascite, come avviene quando le donne sono obbligate o incentivate ad abortire. L’aborto è legale ma non è un diritto legittimo o moralmente indifferente, come si è predicato in questi trent’anni, con un miliardo di aborti in Occidente. C’è una bella differenza tra atto legale e legittimo. Il diritto di autodeterminazione della donna non può affermarsi contro il bambino».

A Carlo Casini (presidente del Movimento per la Vita, since 1975) quel Giuliano Ferrara paladino della “vita” in politica (che propone a Berlusconi – BERLUSCONI! – e a Susanna Tamaro di entrare nella lista) non piace. Non gli piace proprio per niente. E così scrive: «Se il tema della vita viene introdotto nella politica a pieno titolo, occorre usare fino in fondo anche la logica della politica. Bisogna, dunque, valutare le possibilità di successo elettorale, i rischi di una dispersione di voti – particolarmente grave nel sistema elettorale attuale – che potrebbe condurre a un’immagine mortificante del valore che si intende promuovere, il timore di favorire involontariamente proprio coloro che negano il diritto alla vita. […] Perciò, caro Giuliano, ti ho palesato il mio giudizio di inopportunità su una lista autonoma» che in politichese significa: «Il Movimento per la Vita è roba dell’Udc e se ci togli il nostro cavallo di battaglia, la nostra bandiera della difesa della vita secondo i valori cristiani, che cazzo rimane all’Udc?».

Lo stesso Udc – ricordiamolo – che Bersani del Partito Democratico corteggia per una possibile alleanza per le elezioni politiche del 2013. Però vabbé, che minchia vuoi dire ad uno che s’è detto “dispiaciuto davvero” per l’addio al PD, di una bigotta omofoba come la Binetti? Niente, dici tu, però è bene ricordarlo a chi ancora va a votare e nella solitudine alienante di quell’urna, con la matita che punta verso il simbolo del PD, pensa alla parola “meno” seguito da “peggio”. Dopotutto, ognuno di noi dovrebbe tenere nel portafoglio la foto della Binetti a mo’ di santino, per non perdere di vista quegli occhietti piccoli e cattivi e quell’espressione di una che è stata violentata dal prete (per poi innamorarsene pur essendo non corrisposta) a 13 anni e, da allora, non ha più visto un fallo in vita sua. La stessa Binetti che ha dichiarato: «Un prete non è obbligato a denunciare un pedofilo», pensando evidentemente al suo amore pre-adolescenziale.

ferrarabolognaMa torniamo a Ferrara in politica, perché ciò che conta è che grazie al Nostro Signore Oscuro Lucifero, la lista dell’Elefantino, “Aborto? No grazie” raccoglie SOLO 135.578 voti, pari allo 0,371% del totale, non superando la soglia di sbarramento e non conquistando alcun seggio. Di fronte a tale risultato Ferrara commenta: «Più che una sconfitta, una catastrofe: io ho lanciato un grido di dolore per un dramma e gli elettori mi hanno risposto con un pernacchio».

Débâcle inevitabile si potrebbe dire, grazia anche -forse- all’apporto e il supporto del personaggio meno indicato al mondo per portare avanti tale campagna “pro-vita”. Che è come dire “missione di pace” o “popolo della libertà”. Oscuro Signore, perché non punisci questi uomini che usano belle parole a cazzo, per scopi osceni?

L’uomo in questione che con le parole c’ha costruito un’epoca ed ha formato un paio di generazioni, è Giovanni Lindo Ferretti. Fu fondatore e cantate dei CCCP, poi CSI, poi PGR. Personaggio misconosciuto dai più e, soprattutto, dai possibili elettori anti-abortisti, ma MOLTO conosciuto, venerato, studiato, criticato ma in fondo in fondo pur sempre amato da chi, poi, si è ritrovato a Bologna (a Palermo e in tutte le piazze dei loro comizi) a dovergli lanciare verdure marcia, contro. E quando lanci pomidori ammuffiti ad uno che hai amato, glieli lanci proprio da cattivo.

Perché l’amore e il dolore sono le due facce della stessa medaglia e citando le Sacre Scritture: «Quanto più in fondo vi scava il dolore, tanta più gioia voi potrete contenere. La coppa che contiene il vostro vino non è la stessa bruciata al forno dal vasaio? E non è forse il liuto che accarezza il vostro spirito il legno svuotato dal coltello?» Sì, e viceversa, dico io. Perciò lo spazio creato, scalfito, scavato dall’amore di taluni per Giovanni Lindo Ferretti, ora è un vuoto che poteva essere sigillato dalla memoria e dalla nostalgia. Poteva essere dimenticato nell’indifferenza, ma no, invece NO. Perché, come amanti traditi, quello spazio è stato riempito fino all’orlo di odio gorgogliante. Ed è stato lui a volerlo. È stato Giovanni Lindo Ferretti ad insegnarci ad odiarlo.

«Ogni uomo ha una madre e ogni donna un padre. […] L’aborto è un fatto, posso parlarne in quanto figlio. Puoi non ascoltarmi, non impedirmelo. A suo tempo votai la legge per l’aborto e feci propaganda e ricordo ancora la gioia profonda nel giorno della vittoria. Finalmente liberi dai preti, mi dissi, finalmente un paese moderno. Ho avuto tempo e modo per pentirmene e non sono ricorso alla propaganda reazionaria e clericale. Ho solo fatto i conti con la mia storia: se mia madre avesse abortito, e per molti intorno a lei avrebbe dovuto farlo, questo paese avrebbe aggiunto un tassello alla modernità, ma io non ci sarei. […] Sono contrario all’aborto perché la vita è mistero e chi ne fa calcolo mette in atto la propria rovina. La storia dell’aborto nel nostro mondo è una questione da cui non si può svicolare, l’aborto è un crimine incredibile che si commette con una leggerezza credibilissima. Io non posso far altro che ribadire quello che credo: nessuno ha il diritto di uccidere un innocente. Non mi permetto di giudicare una donna che abortisce, ma giudico severamente una società che invece di farsi carico della maternità trasforma, nel regno delle idee, l’uccisione dell’innocente assoluto in un diritto festoso sostenuto da cortei, balletti, striscioni e impone, nei fatti, non solo la desacralizzazione della vita ma la riduzione dell’uomo a materiale organico atto allo scarto o alla sperimentazione».

ratzingerE circa il Papa Ratzinger, colui che in un’Africa piagata dall’Aids riuscì a dire che il preservativo era il male, Giovanni Lindo Ferretti ha detto: «La sinistra deve dividere il mondo in vittime e carnefici per assurgere a ruolo di giudice ed imporre la giustizia sulla terra. […] Ratzinger il pastore tedesco, il rottweiler. A me quella figura mite, defilata, quegli occhi saettanti e quel ciuffo ribelle dicevano altro. Cominciai a fare domande. Alle persone sbagliate che quelle giuste mica le conosco. Ne sapevano tutti meno di me. Sapevano la giaculatoria progressista: i giovani, le donne, i gay, l’aborto, la pillola, il preservativo. Ho una certa età. Andate a fanculo».

Andate a fanculo anche voi. Fanculo anche alle 10mila coppie sposate – magari cristiane – che emigrano a scopo “riproduttivo”. Uomini e donne che non riescono ad avere figli o che, portatori di brutte malattie ereditarie (anche gravi e gravissime), vorrebbero avere un figlio sano.

Il 12 e 13 giugno 2005 si sono votati i quattro referendum (boicottati dal Movimento per la Vita e dalla comunità cattolica tutta) per l’abrogazione parziale della legge 40/2004 che regola in Italia la fecondazione assistita, la diagnosi pre-impianto e la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Come già sappiamo, il referendum non raggiunse il quorum, ottenendo solo il 25% degli elettori aventi diritto (che per quanto pochi, fu il trionfo del “sì”). Ricordo le lacrime della Prestigiacomo (fu Ministro per le Pari Opportunità) in televisione e penso a Giovanni Lindo Ferretti che: «Mai e poi mai avrei immaginato il risultato del referendum. Ho riso di cuore per giorni e giorni. Come? Tutta lì, in quella percentuale, l’Italia dei media, della cultura, dello spettacolo, del radioso futuro, dei diritti perfetti così come fan tutti, così come bisogna fare?»

La Vita prima di tutto. La difesa del miracolo della vita, fin dal suo concepimento. Fin dall’embrione, dunque. Figuriamoci se si può tollerare l’aborto o il diritto delle donne d’interrompere una gravidanza.

«Mai avrei immaginato di ritrovarmi, a 54 anni, in così bella piazza a festeggiare le donne, la vita, a festeggiare l’8 marzo. […] A mio favore ho solo un motivo: sostenere con la mia presenza, la mia parola, il mio canto: la campagna per la moratoria: “Aborto? No, grazie!” così come è stata pensata e costruita da Giuliano Ferrara e il Foglio. Dalla petizione alla lista» ha detto Giovanni Lindo Ferretti durante uno dei suoi comizi.

«La tecnica odierna permette di fotografare i bimbi nel ventre materno. Ed è evidente all’occhio e al cuore che trattasi di bimbi, personcine. Sono bimbi, sono figli, nipoti. Sono innocenti, deboli, indifesi. Sarebbe normale accusare di visione reazionaria chi si ribella a un determinismo genetico che fa dei non ancora nati oggetto di ogni sperimentazione, di ogni abuso, ne fa oggetti di selezione e commercializzazione? […] Ci sono mille obiezioni possibili alla presentazione di questa lista ma sono di natura politica, corrente e ordinaria, non valgono. […] Che qualcuno, anche pochi, pongano oggi a base della politica nella sua totalità, la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale è indispensabile. È giusto, è bello e mette di buon umore. Comunque è una semina e non sempre chi semina raccoglie ma se nessuno semina chi raccoglierà? Benvenuta sorella lista».

BENVENUTA SORELLA LISTA. C’è altro da dire?

Il Movimento per la Vita, oltre a fottere referendum, ogni anno indice il concorso “Canta la vita” in cui si premiano quegli artisti che si sono distinti nella difesa della maternità, della bioetica e della dignità umana. Tra i vincitori figura “In Te (il figlio che non vuoi)” la canzone che Nek ha presentato al Festival di San Remo nel 1993.

…per lui poi comprerò sacchetti di pop corn potrà spargerli in macchina / per lui non fumerò a quattro zampe andrò e lo aiuterò a crescere. Lui vive in te / si muove in te / con mani cucciole / è in te / respira in te gioca e non sa che tu vuoi buttarlo via. Gli taglierò una pistola di legno […] per lui lavorerò, la moto venderò e lo proteggerò, ma aiutami. Lui si accuccerà dai tuoi seni berrà […] Con gli occhi chiusi lui / la vita afferra già / il figlio che non vuoi / è già con noi. Lui vive in te /si culla in te / con i tuoi battiti / è in te / lui nuota in te / gioca chissà… è lui il figlio che non vuoi.

Fino ad ora ho parlato di difesa della vita, citando encicliche, papi, intellettuali e santi, è perché non ho voluto coscientemente affrontare la questione dal punto di vista popolar-populista. Non ho citato Casa Pound e certa Destra Sociale. Non ho citato il gruppo “Veneta ArditaMente”, orpello femminile del Veneto Fronte Skinhead che nel proprio manifesto afferma:

«Il malato pensiero femminista ha investito totalmente lo stereotipo della figura femminile moderna, tanto da annullarne totalmente le caratteristiche e volerne a tutti i costi evidenziare l’insostenibile somiglianza e parità al sesso maschile. Ecco quindi le femmine-immagine della nostra società: quelle che vestono i pantaloni, che vogliono a tutti i costi diventare manager in carriera, ma allo stesso tempo non possono e non vogliono rinunciare a nulla. Si dedicano alla costruzione di una famiglia, mettendo così al mondo figli che dopo il primo anno di vita (se va bene!) verranno accuditi da baby sitter. Poi ci sono le femmine che non riescono, per vari motivi, ad essere come le sopra descritte, e allora sperano di trovare fortuna in un uomo che possa mantenerle e donare loro ricchezza. Trattandosi quest’ultima palesemente di una forma di prostituzione, possiamo dire che la maggior parte della popolazione femminile contemporanea è composta da donne che si travestono da uomini e da puttane! Non male… In quanto donne fasciste ci richiamiamo ai valori tradizionali […] significa volerci riappropriare delle tematiche prettamente femminili, come la difesa della famiglia tradizionale, la lotta all’aborto, la cura e la giusta educazione per i nostri figli, la capacità stessa della donna di essere guerriera e difendere i propri ideali nella vita di tutti i giorni».

No. Ho voluto tralasciare tutto questo. Ho voluto ignorare quel mare magnum di merda nel cervello che va dal buonista Nek, alle fidanzate fasciste del Veneto Fronte Skinhead. Ho tralasciato gli antiabortisti americani. Ho tralasciato tante cose. L’ho detto: mi sono concentrata su Papi ed intellettuali. Perché? A questa domanda risponderà una sconosciuta che ha commentato il video di “In te (il figlio che non vuoi)” di Nek, su YouTube.

Mi chiedo come una mamma può buttare via o abbandonare il proprio figlio!!! chiunque lo faccia dovrebbe? andare sulla sedia elettrica oppure dovrebbe essere fucilato!!! una mamma che non vuole il proprio bimbo e per questo sto piangendo.

Si parlava di difesa della vita, giusto?

di Jessica Fletcher, Nihilismi#2