Il viaggio era stata una sofferenza

Le vite dei Santi: Padre Pio – IN ODORAMA

Il viaggio era stato una sofferenza: ottomila ore di treno dal paesello delle Prealpi a Foggia, poi il bus dei pellegrini fino a San Giovanni Rotondo, tutto per un cappuccino.

Nella bella Italia dei primi anni 60, che uno magari si immagina bigotta/il boom/ ipocrita/occhiali con la montatura grossa/democristiana/a ballare il twist e il ballo del mattone/losca /le gite in vespetta/con le pezze al culo/spiderine! e forse ci ha preso, o forse no.

Il Cumenda dice che allora si facevano ballare i mattoni, altroché, e nelle canottiere si sudava alla grande.

Io me la figuro una merda, comunque.

Il cappuccino in questione era quel Francesco Forgione, nom de plume Padre Pio, che tanto si era adoperato, con le sue belle parole, con le sue opere e con il suo stesso esistere, per mantenere viva e vitale una religiosità arcaica, preistorica e analfabeta, fatta di stimmate, superstizione, matrone che strillano e taumaturgia caciottara.

Il fatto è che, come dice una tizia del computer, “Padre Pio, col suo profumo di santità, riusciva, negli anni 60, a chiamare a sé migliaia di fedeli che aspettavano ore ed ore che poi si trasformavano in giorni per poterlo incontrare e per poter essere benedetti dal frate miracolato”.

Questa è la devozione popolare, un bovino scemo che quando odora il profumo di santità lo segue incondizionatamente e non capisce ANCORA più un cazzo, sì come la timida mosca scarlatta viene ghermita dal profumo di un mottarozzo di merda fumante nell’assolato meriggio agostano e null’altro pensiero la tange, delle cose del mondo.

Dal prestinaio, l’altro giorno uno al cellulare diceva «Ma secondo me vaffanculo i vostri miracoli e la vostra schiatta di pataccari invasati con le croci sulla fronte, chi ha detto che la religione è l’oppio dei popoli dovrebbe quantomeno scusarsi con l’oppio». Poi non so, ho pagato e sono andato.

Ma torniamo alla nostra storia.

Avevano attraversato l’Italia in notturna, una vedova fresca fresca e il suo bambino, l’unico rimasto, un fregnone di otto anni, per una benedizione a pagamento dal Sai Baba del Mezzogiorno, ‘sto fenomeno che sanava i gibbosi e raddrizzava i nanetti.

Lei, ancora carica di fede seppur liscia a denari, era già stata a Lourdes e a Loreto, ma le persone che aveva intorno continuavano a cadere come mosche. Lui, il boccia, diligente chierichetto con le braghette di ordinanza, imparava mansueto il catechismo e le vite dei santi, per mantenersi allegro.

«È lì che ti fottono, quando sei più debole, con ipocrisia a pagamento e trucchi da giostrai» dice il mio vicino quando beve il prosecco e non ha paura di niente e nessuno.

Combattere la sfiga con la fede. Pessima mossa, se lo chiedete a me.

La mattina, scesi dall’autobus, li avevano stipati in uno stanzone insieme con altre decine di pellegrini, ad aspettare per ore una graziosa manifestazione del sant’uomo.

Immagino panini col formaggio che escono furtivi dagli involti (col salame no, nella casadiddio, parrebbe sacrilego), consumati di straforo con un po’ di vergogna, mani unte che si strofinano sui fianchi per pulirsi, bambini che piangono, vesciche prossime a esplodere, coppie che litigano, qualche ceffone che vola, una serie di «Francesco, smettila!», «la vuoi, la mela?» «Adesso le prendi!» ecc.

Ma magari no, che c’è il profumo di santità e si sta composti.

«Italia, ti odio – ma cosa c’entra? Perché? – lascia stare, ti odio». Il vicino non sente ragioni.

Infine, intorno a mezzogiorno, eccolo, il nemico dei perché*, il mistero di fronte a se stesso, che incede maestoso tra fedeli che si scappellano, masturbano le croci, gli baciano piedi e mani.

Nel passare, gli cade l’occhio sulle gambette del ragazzino che spuntano dai calzoncini corti.

No, non va a finire come pensate.

Qualcosa non va, il boss comincia a imprecare, urla che non è possibile, gli si manca di rispetto, non si può non si può.

E se ne va. Perché al suo cospetto un bambino portava i calzoncini corti. That’s fair.

A quel punto, madre e figlio se la vedono brutta, i devoti sono parecchio su di giri e cominciano a coprirli di insulti, manco avessero scavallato la coda all’ufficio postale.

E hanno ragione per dio – Sono ore che aspettiamo il santo/è dalle sette che sto qua, mo’ ce lo avete fatto incazzare. Avete fatto incazzare a Padre Pio! Sciagurati! Scostumati! Fetenti!

Il tribunale popolare ha decretato che SIETE FOTTUTI, AMEN.

«Quando le mancanze del singolo comportano una perdita di benefici per la collettività o addirittura penalizzano la collettività stessa, è prassi nelle società strutturate e coese quella di mettere le saponette negli asciugamani arrotolati e percuotere a turno con essi l’individuo in questione, messo in condizione di non vedere né reagire», diceva Eisenhower ai suoi domestici. Chissà.

Ma l’Italia, si sa, ha un cuore grande così, e poi siamo tutti qui per il lieto fine.

Scampato il linciaggio, la giovane madre parla con un po’ di suore, fa presente la sua situazione, triste, il viaggio affrontato, lungo, si profonde in scuse e caccia la mille lire. Sì, soprattutto caccia la mille lire.

Ed ecco la mano di Dio che scende con i suoi diti fatati: dopo un lungo tergiversare, al bambino, prontamente inguainato in un par di calzoni degni di questo nome, viene concessa un’UDIENZA PRIVATA (udienza privata) col Santo.

Naturalmente, nel presentarsi, il giovinetto reca con sé un ulteriore obolo. Non si tratta della semplice mille lire, ma di tre MONETE D’ORO (pirati morti? Galeoni? Rapine?) ereditate dal padre. Cazzo, la simbologia.

Comunque, dicevamo, tre monete d’oro, che l’omm’e’mmerda (obiezione, è tendenzioso) accoglie con austerità e mette dignitosamente in saccoccia.

Quello che si sono detti lo rivelerò soltanto a Bruno Vespa.

Oppure

Cosa si siano detti non è molto importante né, a quanto pare, ha lasciato un segno indelebile nella memoria del bambino, che nell’arco di pochi anni abbandonerà completamente e felicemente la confessione cristiana, con la serenità che riesce a dare solo un’evacuazione di quelle ben riuscite, per entrare nelle Milizie Di Satana Impalatore.

Tutto è bene.

Finito, la morale non c’è, la battuta finale neanche: vita vera zio, vita vera.

Andate in pace.

Vorrei che il Vaticano andesse in fiamme

e il papa ne bruciasse lemme lemme

e il papa ne bruciasse lemme lemme

bruciasse i pret’in corpo alle su’ mamme.

* Il “perché” ha rovinato il mondo, diceva saggiamente il ns

di Pilade Fioravanti, Nihilismi#2