Il Gatto di Kevin

glitterhell howard sm

Dio è cattivo, scemo e debole.

[…] Questo mi fa venire in mente una ragazza che conoscevo una volta, ammalata di cancro. L’andai a trovare una volta all’ospedale e non la riconobbi; seduta sul letto, sembrava un vecchietto senza capelli. La chemioterapia l’aveva gonfiata come un acino di uva. A causa del cancro e della terapia era rimasta virtualmente cieca, quasi sorda, in preda a continui attacchi, e quando mi chinai su di lei per chiederle come stava, lei rispose, quando riuscì a comprendere la mia domanda: «Sento che Dio mi sta curando.» Aveva avuto delle inclinazioni religiose, e aveva pensato di entrare in un ordine religioso. Sul comodino metallico accanto al letto aveva appoggiato, o qualcuno lo aveva fatto epr lei, il suo rosario. A mio parere, un cartello con VAFFANCULO, DIO sarebbe stato più adatto del rosario. Tuttavia, in tutta onestà, devo ammettere che Dio (o qualcuno che si faceva chiamare Dio, una pura questione di semantica) aveva impresso preziose informazioni nella testa di Horselover Fat, mediante le quali suo figlio Christopher poté salvarsi. Alcuni Dio li cura, altri li uccide.

Kitty-Study-by-Ray-CaesarFat nega che Dio uccida qualcuno. Fat dice che Dio non fa mai male a nessuno. La malattia, il dolore e le sofferenze non meritate non vengono da Dio, ma da qualche altra parte; al che dico: da dove salta fuori questa altra parte? Ci sono due divinità? Oppure è una parte dell’Universo sfuggita al controllo di Dio? Fat aveva l’abitudine di citare Platone. Nella cosmologia di Platone il nóus, o Mente, opera per assoggettare l’anánke, ossia la cieca necessità (o il cieco caso, secondo alcuni esperti). Nóus andando in giro scoprì un giorno, con sua grande sorpresa, il cieco caso; il caos, in altre parole, sui cui nóus impose l’ordine (anche se, come lo fece, Platone non lo dice da nessuna parte). Secondo Fat, il cancro della mia amica consisteva in un disordine non ancora ridotto in una forma senziente. Nóus, o Dio non l’avevano ancora raggiunta, al che obiettai: «Bé, quando l’ha raggiunta era troppo tardi.» Fat non ebbe alcunché da dire, almeno in termini orali. […] Ci divertivamo ad attirare Fat in dispute teologiche, perché lui si arrabbiava sempre, partendo dal presupposto che quello che noi dicevamo sull’argomento aveva importanza… che l’argomento medesimo aveva importanza. […] Non c’era bisogno di tormentarlo con domande oziose del tipo: «Se Dio può fare tutto, può creare un fosso talmente largo che non possa saltarlo?» Avevamo un sacco di domande vere a cui Fat non riusciva a dare una risposta. Il nostro amico Kevin iniziava sempre il suo attacco allo stesso modo. «Cosa mi dici del mio gatto?» chedeva Kevin. Parecchi anni prima aveva portato a passeggio il suo gatto, verso sera. Quello sciocco non gli aveva messo il guinzaglio, e il gatto era schizzato sulla strada, proprio sotto le ruote di una macchina di passaggio. Quando aveva raccolto il corpicino, era ancora vivo, respirava fra una schiuma insanguinata e lo fissava con gli occhi pieni di orrore. Kevin usava dire: «Il giorno del giudizio, quando sarò chiamato davanti al grande giudice, io gli dirò: ‘Aspetta un momento’, e tirerò fuori il mio gatto morto da sotto la giacca. ‘Come me lo spieghi questo?’ gli chiederò.» Ormai, diceva Kevin, il gatto sarebbe stato rigido come un tegame per friggere, e lui l’avrebbe tenuto per il manico, cioè la coda, in attesa di una risposta soddisfacente.

Fat disse: «Nessuna risposta di soddisferebbe».

«Okay, Dio ha salvato la vita di tuo figlio; perché non ha fatto in modo che il mio gatto corresse sulla strada cinque secondi dopo? Tre secondi dopo? Troppo disturbo? Già, immagino che un gatto non abbia molta importanza!»

«Sai Kevin,» osservai una volta «avresti potuto mettergli il guinzaglio.»

«No» disse Fat. «Non ha tutti i torti. La cosa rende perplesso anche me. Per lui il gatto è il simbolo di tutto ciò che non capisce nll’universo.»

«Io capisco benissimo» disse Kevin amaramente. «L’universo è fottuto. Dio o è impotente, o è stupido, o non gliene frega niente. O tutte e tre le cose. È cattivo, scemo e debole. Penso che comincerò la mia esegesi.»

[…] Avevamo anche David, il nostro amico cattolico, e la ragazza che era stata ammalata di cancro, Sherri. Era entrata in remissione, e l’ospedale l’aveva dimessa. In una certa misura, la vista e l’udito erano rimasti irrimediabilmente danneggaiti, ma per il resto stava bene.

black-catFat, naturalmente, usava questo come argomento a favore d Dio e dell’amore risanatore di Dio, come faceva David, e ovviamente Sherri stessa. Kevin vedeva la guarigione come un miracolo della radioterapia, della chemioterapia, e della fortuna. Inoltre, ci confidò, il miglioramento era temporaneo. In qualsiasi momento Sherri poteva star male di nuovo. Kevin lasciava oscuramente intendere che la prossima volta non ci sarebbe stata alcuna remissione. Qualche volta ci veniva da pensare che lo sperasse, perché questo avrebbe confermato la sua visione dell’universo. […] Essendo cattolico, David faceva sempre risalire tutto il male alla libera volontà dell’uomo. Questo infastidiva perfino me. Una volta gli chiesi se il fatto che Sherri si fosse presa il cancro era un esempio di libera volontà, sapendo che David si teneva al corrente di tutti gli sviluppi della psicologia, e avrebbe fatto l’errore di affermare che Sherri aveva inconsciamente desiderato di avere il cancro, e così escluso il suo sistema immunitario, un’idea che circolava negli psicologi all’avanguardia, a quei tempi. E infatti David ci cascò e disse così.

«Allora perché è migliorata» chiesi. «Desiderava inconsciamente di star bene?»

David parve perplesso. Se attribuiva la malattia di Sherri alla sua mente, era costretto a consegnare anche il suo miglioramento a cause mondane, e non sovrannaturali. Dio non aveva niente a che fare con la faccenda. […] Nessuno di noi capiva qualcosa della situazione, ma avevamo un sacco di tempo libero da sprecare in questa maniera. Ormai l’epoca delle droghe era terminata, e tutti si davano da fare per cercare qualche nuova ossessione. Per noi la nuova ossessione, grazie a Fat, era la teologia.

Philip K. Dick, La Trilogia di Valis – Part. I