Il Bestemmiatore

IL BESTEMMIATORE

John Borphy

Franco era un vero blasfemo. Aveva cominciato da adolescente, verso i 13-14 anni, per ribellarsi alla famiglia bigotta cui apparteneva, per sentirsi grande, per non essere da meno dei suoi amici che ogni secondo tiravano un porco qua o un porco là. Guai a non bestemmiare! Si sarebbe fatta la figura del cocco di mamma. Crebbe normalmente. Cominciò a fumare, a bere, ad andare a donne (e a volte a donnacce) e la bestemmia fu sempre la sua fedele compagna. Passati i primi tempi divenne un’abitudine, un semplice intercalare, non aveva più quella patina di ribellione, era quasi un suono privo di significato. Talvolta si lanciava in virtuosismi, magari con gli amici. Inventava bestemmie lunghe ed articolate, in cui accoppiava le divine effigi con le più svariate specie animali, snocciolava rosari di aggettivi, non necessariamente offensivi in sè (ad esempio “insaccato” o “radioattivo”) oppure mestieri improbabili (“Dio Campanaro” era quasi entrata nell’uso comune). Era un ottimo esercizio da osteria per farsi quattro risate con i compagni di bevuta. A volte organizzavano dei veri e propri tornei di “Bestemmia Creativa”, e al vincitore andavano bevute e mangiate gratis.

Però, nell’urgenza del momento, quando veramente la bestemmia diventava la valvola di sfogo per una rabbia improvvisa, quando si pestava un dito col martello, quando era in ritardo e scattava il rosso, quando la sua squadra incassava il quarto goal consecutivo, allora si rifugiava nel classicismo. Ritornava agli epiteti ufficiali: “cane” e “porco”, le bestemmie per antonomasia. Più raramente avanzava ipotesi su una segreta professione della Madonna, che dopo gli anni Ottanta si confuse con la professione ufficiosa dell’altra Madonna, quella che cantava, togliendo così parecchio mordente alla bestemmia al femminile. C’est la vie.

La sua esistenza trascorse così, tra bestemmie classiche e creative, giornate di lavoro e semestri di cassa integrazione, bevute, fumate e mangiate, fino a quando il suo cuore, tra il quinto e il sesto decennio della sua vita, decise di dare le dimissioni.

Franco si sentì mancare il respiro, ebbe appena il tempo di biascicare un mezzo porco a bassa voce prima di afflosciarsi sul secondo pianerottolo del suo condominio, a pochi gradini dalla porta di casa.

La vista del suo corpo dall’esterno fu sorprendente, ma la scena in se stessa molto poco cinematografica, dato che nessuno sarebbe passato di lì in un quarto d’ora abbondante. Lui non avrebbe visto i suoi, ahimè inutili, soccorritori.

Si sentiva già risucchiare verso l’alto, verso una specie di corridoio buio spuntato da chissà dove, sentì freddo, sentì caldo, sentì voci, quasi gli scapparono un porco e due cani (l’abitudine, si sa…) poi si ritrovò a fronteggiare una luce immensa… una luce? Beh, sì, era una cosa luminosa, ma non era come il lampione all’angolo, e neanche come il sole… era indefinibile… gli sembrava che in quella luce si muovessero molte immagini diverse, ma quando cercava di guardarla fissa restava abbagliato e basta. Anche la parola “abbagliato” non descriveva esattamente la situazione. Innanzitutto lui non aveva più occhi fisici da abbagliare. In secondo luogo la sensazione non era affatto spiacevole… però, come distoglieva l’attenzione gli sembrava di vedere altre cose, con la coda dell’occhio (se avesse avuto gli occhi, per lo meno). Un attimo era un occhio gigante… poi era Jimi Hendrix… poi un baobab… poi una foca monaca… poi un geranio e Gandhi allo stesso tempo…poi Rita Hayworth… in un certo senso era il più sballoso caleidoscopio che si fosse mai visto.

Si sentì apostrofare… gentilmente… e subito «oh porco d…» ma si fermò terrorizzato!

Cosa stava per fare! Bestemmiare di fronte a… a quella cosa, qualunque cosa fosse… non che fosse mai stato credente, ma nel dubbio…

L’essere caleidoscopico sembrò individuare i suoi pensieri e gli trasmise un’onda di benessere, di amicizia. «No, non preoccuparti. Non puoi offendermi dandomi del porco, poi… cosa c’è di offensivo nell’essere un maiale? Non l’ho forse creato io? E poi, andiamo, non è simpatico? Tutto rosa, con quella coda arricciata, quel naso schiacciato… anzi, è una delle creature che preferisco. E chi più di un maiale, può essere accostato ad un martire? Non sai che tutti i maiali che avete ucciso per farne salami e prosciutti sono stati santificati? A differenza di certi santi terrestri che ho fatto reincarnare come maiali. Uno solo è stato il mio errore nella Creazione!» Per un attimo l’essere sembrò Gimmy dei tre porcellini.

Franco era allibito. Troppe rivelazioni in un colpo solo. «Ma la reincarnazione… non è una cosa da buddisti?»

«Beh, non lo sai che sono un fan di Buddha? È stata una delle mie migliori creazioni!» rispose.

Per un istante apparve un monaco zen magro e sorridente, con un’aureola stroboscopica blu e gialla ed una T-shirt con la scritta “I Love Buddha” in caratteri gotici anch’essi fluorescenti ad intermittenza. «Ad ogni popolo il suo, non posso mica mandare lo stesso profeta a tutti… va beh, che da 2.000 anni rappresentate un Nazareno puro sangue, (quindi un semita) alto, biondo e con gli occhi azzurri, manco fosse stato uno svedese! Il vostro dio era Herne il cacciatore, il dio cornuto dei celti! » L’aureola si tramutò in un paio di corna, ed il suo volto assunse dei connotati caprini. «Voi me l’avete fatto diventare Satana!»

Franco deglutì. Quindi dio era buddista? O pagano? O Satanista? Ma credeva in se stesso?

«Certo che credo in me stesso – sogghignò la luce – pensi che abbia bisogno dello psicanalista? Quello l’ho creato per voi! Sempre insicuri! Io non ho problemi di autocoscienza, cosa credi?»

Franco ebbe una vertigine. Era troppo per lui… a malapena leggeva i giornali sportivi, e qui si sconfinava già nella filosofia e nelle religioni orientali. Gli scappò un “Dio c…” e s’interruppe di nuovo. Se avesse avuto un volto sarebbe impallidito.

«No, non preoccuparti… – spiegò sempre amorevolmente la luce – il cane è ancora più simpatico. E poi, non dite sempre che è il miglior amico dell’uomo? Ed io cosa dovrei essere, il peggior nemico? A buon diritto sono il più grande dei cani!!! Non so perché avete una visione così negativa di cani e maiali… e peggio ancora i musulmani, che li considerano impuri perché mangiano i loro stessi escrementi! Ma quando mangiate un’insalata, da dove pensate che cresca? Non concimate forse i vostri campi con gli escrementi? Oh a proposito di musulmani…»

In quel mentre una carovana di anime si avvicinò dal fondo del tunnel oscuro. Franco non era solo in quel luogo fuori da ogni immaginazione, altre anime andavano e venivano, molti altri erano a colloquio con quell’essere luminoso, e lui era contemporaneamente presente in tutte quelle conversazioni, e nessuna di esse si intrecciava con le altre. Era una specie di immenso centralino.

Ora questo gruppo di 15-20 persone si stava avvicinando e, le proiezioni dei loro volti (perché non si poteva certo parlare di volti veri e propri), avevano dei tratti spiccatamente mediorientali.

«Un altro kamikaze in Iraq…» sospirò l’essere di luce mentre si trasformava in un arabo senza volto. Un’anima del gruppo, probabilmente il terrorista, fece una smorfia di vergogna… «D’altronde non è colpa tua, ti hanno ingannato come tutti gli altri…»

Franco non si trattenne e chiese: «Ma il corano…?»

«Certo che l’ho scritto io, chi se no? Però l’ho scritto in maniera molto semplice, dovevo farlo capire a dei pastori del deserto… mica potevo spiegargli che mangiando il maiale sarebbero esplosi per il colesterolo, no? Dovevo dar loro delle direttive precise, gli ho detto che era impuro! Il maiale era per i popoli nordici che avevano bisogno di grassi per combattere il freddo! Questi in 1.300 anni hanno travisato quasi tutto!»

«Ma non si può mandar loro un altro profeta?» sussurrò Franco timoroso…

«Eh, fosse facile… è già l’ottavo che mi fanno saltare prima del tempo!»

Un’altra anima si staccò dal gruppo dei musulmani, un’anima più luminosa ed indistinta, un piccolo caleidoscopio, che per un secondo assunse l’aspetto di un giovane muezzin, allargò le braccia, fece spallucce, e se ne volò verso un altro tunnel.

«Vai, vai… reincarnati ancora, chi la dura la vince!» sospirò la luce più grande.

«Allora sono stati i musulmani quell’errore nella creazione?»

«No, no, figurati, ti pare che ne avrei fatti così tanti? Ho commesso un errore soltanto».

INTANTO, SULLA TERRA…

the_barometric_frontIn una lussuosa clinica della capitale, in un’enorme stanza, vuota tranne che per un letto, un medico sollevava la testa dal petto del paziente ormai immobile. Ripose lo stetoscopio. Si avviò lentamente verso la porta ed esitò di fronte alla maniglia. Poi la girò, aprì la porta ed uscì in corridoio.

Richiuse la porta lentamente e chinò la testa. Nel corridoio c’erano due gorilla enormi, dotati di occhiali da sole e dei rigonfiamenti sotto le ascelle che certo non erano foruncoli. La moglie ed i figli del paziente attendevano a metà tra l’incerto e lo scocciato. Di certo avevano mille altri impegni. Quella per loro era una colossale perdita di tempo. Dalla finestra socchiusa giungeva il rumoreggiare dei giornalisti accampati nel parcheggio. Da due settimane ormai lo assillavano di domande, intralciando il lavoro dell’intero ospedale rischiando di farsi investire dalle ambulanze in corsa.

«Adesso avrete di che riempire le vostre maledette prime pagine» pensò. Poi gli scappò un mezzo sorriso pensando che anche lui avrebbe avuto un posticino in prima pagina e nei notiziari della sera. Rincuoratosi a quest’idea, assunse un’espressione addolorata, si concentrò per un secondo, cercando di renderla plausibile, si girò ed annunciò ai familiari del paziente più importante d’Italia: “È finita. Non c’era più niente da fare.”

Nella stanza, l’anima del Presidente svolazzava lentamente sul soffitto.

ALTROVE

Franco credette di morire un’altra volta… «Non sarò mica io, l’errore?» pensò, accompagnando istintivamente il pensiero con un «Puttana la Ma…», mordendosi le labbra che non aveva.

«No, non sei tu. E non pensare di insultare una delle mie madri terrene con una semplice parola. Mi hai preso per un moralista? Quelle donne che sono costrette a vendere il loro corpo per sopravvivere sono altrettante sante, ne’ più ne’ meno dei maiali. E quelle che lo fanno senza costrizione amano il loro prossimo come io ho sempre raccomandato a tutti di fare. Semmai non capisco le suore di clausura, che ammuffiscono in tetri monasteri, mi assordano di litanie incomprensibili e poi si masturbano con i candelabri, amando solo se stesse, o al limite il candelabro che non ha poi un gran bisogno… a loro sì che farebbe bene un po’ di vita!»

Per un istante diventò una suora in topless che ballava al ritmo di Marylin Manson.

Incredibile! Tutto quello che gli avevano segnalato come peccato veniva depenalizzato davanti ai suoi occhi, ma allora anche i concorsi di bestemmia creativa…

«Ah, quelli! Che spasso! Vera e propria poesia! Erano i miei svaghi preferiti! E lo sono tutt’ora…io amo ogni forma d’arte sai? Dalla Cappella Sistina ai Black Sabbath! Anzi, quella che ti fece vincere il premio Saracca nel 1988, te la suggerii io stesso… non era geniale? Divina, oserei dire? Ah ah ah ah!» disse, tramutandosi in Guglielmo, il suo compare di bestemmie preferito e rotolandosi avanti e indietro, tenendo il pancione mentre rideva. In una frazione di secondo era ridiventato l’essere di luce.

«No, veramente ho fatto un solo errore, ma tu non c’entri».

In quel momento, nell’infinito fiume d’anime che entrava dal tunnel si alzò una voce: «Mi consenta. Scusi… sia gentile, mi faccia passare…ma sa chi sono io?”

Franco girò la testa per vedere chi, tra tutte quelle anime silenziose, fosse così inopportunamente fastidioso, e la sorpresa fu grande, quando la riconobbe.

«Dio…» ma si corresse subito ed invece pronunciò il nome del nuovo arrivato «… Berlusconi!»

Gli giunse forte un’ondata di fastidio e l’essere di luce sbottò:

«Ehi, non offendiamo, eh?!»

Dio aveva rimediato al suo errore.

La luce si placò all’istante. Franco era sbigottito. Dopo una vita di blasfemia attiva, l’unica volta che era veramente riuscito ad offendere Dio, era stato dopo la morte… e per sbaglio!

Ma Dio, da buon buddista-pagano-panteista-zen-cristiano-animista-comunista-musulmano si riebbe subito e ritornò ad inondarlo di benessere e comprensione. «Bene, è tempo che tu vada…»

«Dove?» Protestò Franco. Proprio ora che si stava abituando…

«A reincarnarti! Cosa credi che mi tenga per casa tutte le anime del mondo a far confusione? Ci sono già stati altri tre attentati nel mondo, ho tutte le linee intasate, sciò…»

E Franco fu attirato lentamente da un altro tunnel. Fece appena in tempo ad intravedere la nuova anima che si rivolgeva alla luce con un sorriso ironico: «Scusi, abbassi i riflettori, posso sapere chi comanda qui? Le do il mio biglietto da visita, mi consentaaaaaah»

L’anima di Berlusconi fu scaraventata senza troppe cerimonie per lo stesso tunnel in cui anche Franco stava scendendo, seppur con maggiore comodità.

Ad un tratto si ritrovò al buio. Sentì di nuovo una strana fisicità circondare la sua essenza. Poi una boccata di ossigeno gli bruciò la gola… gola? Aveva di nuovo una gola? Questa volta non gli uscì neanche un porc… tutti i ricordi stavano scomparendo molto velocemente, come i frammenti di un sogno vengono risucchiati via dall’acqua fredda al mattino. Aprì gli occhi improvvisamente e si ritrovò a fissare una luce abbagliante, ma in senso fisico. Stava fissando il cielo, non solo… vedeva anche una coda rosa e arricciata. Cercò di sostenersi sulle sue quattro zampe, mosse dei passi incerti… sua madre emise un «Oiink» soddisfatto. C’erano altri nati nella sua cucciolata, altri suoi fratelli; anche loro cominciavano a muoversi, ad aprire gli occhi… girò la testolina rosea e si ritrovò a fissare la testolina di un altro cucciolo. Franco (?) sputacchiò un «pooooink…» tutto quello che riuscì a fare fu di emettere un grugnito.

Come per rispondergli, l’altro porcellino sibilò un “Micoooooink!” e grugnì a sua volta.

Erano due porcellini molto simpatici, con ottime probabilità di santificazione.

di Acid JackFlashed, su Nihilismi#2

Le illustrazioni sono di John Brophy