RESET. Una favola epico-animalista

yumiLa stragrande maggioranza di cani di razza non era sopravvissuta all’assenza degli uomini. Cani troppo piccoli per lottare o troppo deboli per cacciare erano stati uccisi e mangiati da altri cani bastardi e più forti. Quasi tutti i chihuahua nani, detti “toy” – giocattolo (per la piccola dimensione loro e del cervello dei loro padroni) –  per esempio, erano stati sbranati nell’arco di poche settimane ed erano prossimi all’inevitabile estinzione della razza, se non fosse stato per Focaccina.

Focaccina – questo era il suo nome – ultimo sopravvissuto della specie, riuscì a sconfiggere la fame, la violenza e l’aggressività dei cani più grossi di lui per una semplice ragione: era uno stronzo inenarrabile.

Venticinque centimetri di altezza per poco più di un chilo e mezzo. Albino. Incapace di camminare con le proprie zampe, dopo una vita vissuta nella borsetta di una ricca ereditiera cocainomane. «Lurida puttana! Lurida Puttana!» le abbaiava, leccandole il naso rifatto, dopo essersi leccato il buco del culo. E lei rideva giuliva. «Focaccina! Focaccina! Amorino mio!»

«Per fortuna che è morta, quella troia…» disse uscendo dalla borsetta, per poi però scoprire che le sue gambe non erano in grado di reggere nemmeno il suo peso iniquo. E allora abbaiò così forte e così a lungo da attirare l’attenzione degli altri cani. Li studiò uno ad uno, nascosto nella borsetta fino a quando trovò quello giusto: Ferox, un molosso tanto grosso quanto scemo a cui fece credere che se gli avesse obbedito senza fiatare, lo avrebbe aiutato a ritrovare il suo padrone. Uno skinhead nazionalsocialista decerebrato che stava marcendo in prigione per aggressione a sfondo razziale. «Deve essere un bel tipo il tuo padrone, mi sta simpatico!» disse Focaccina, a cui facevano schifo i negri, i mulatti, i froci, gli handicappati e i mussulmani.

Da “Reset: piccola favola epico-animalista” di J.B. Fletcher su Nihilismi#3