CLON-O-MATIC

 clonomatic“Che bella giornata!” pensò Margherita sbirciando il giardino dalla finestra della cucina.

Era una tiepida giornata di inizio primavera, esattamente quello che ci voleva dopo un inverno così rigido. La primavera nel suo quartiere sembrava sempre un po’ più idilliaca che altrove. C’era una cappa di stagnante serenità che non abbandonava mai quella strada benedetta da dio e dagli uomini. E in primavera questa serenità raggiungeva la sua apoteosi. Non che loro fossero esenti dai periodi difficili. Per un secondo il viso le si rabbuiò, ripensando a quella volta in cui, in pieno gennaio con 7 gradi sotto zero, si era dimenticata la finestra aperta in camera di Paolino per tutta la notte ed il mattino dopo lo avevano ritrovato assiderato nel suo lettino; Alfredo glielo diceva sempre che era troppo distratta, ma pazienza… a tutto c’è rimedio. Ed eccolo lì il suo Paolino, un bellissimo pargolo biondo e riccio dall’apparente età di 4 anni che correva goffamente dietro ad uno scoiattolo che scorrazzava indisturbato sul prato.

«Viviamo proprio in un paradiso» disse fra sé. E lo era. Un quartiere residenziale tranquillo e civile, abitato da brava gente, gente educata. Un quartiere pulito, soprattutto. Infatti gli scoiattoli proliferavano sui numerosi alberi che svettavano dai vari giardini. E proliferavano i gatti, domestici e non, che ne facevano strage. A Paolino i gatti non piacevano. Quando era più piccolo, infatti, un gatto selvatico lo aveva aggredito e gli aveva danneggiato pesantemente un occhio. Paolino ne serbava memoria e stava alla larga dai gatti. Però adorava gli scoiattoli e tentava continuamente di prenderli senza peraltro riuscirci.

Margherita aprì il frigorifero e prese l’agnello che aveva in mente di cucinare per pranzo; Alfredo ne andava matto. Prese il coltello della carne ed iniziò a preparare i vari pezzi. La radio stava dando le ultime notizie. Niente di particolarmente interessante. Cambiò stazione… Bach, clavicembalo ben temperato. Bach le andava bene. Cominciò a muovere il coltello nella carne ritmicamente.

Alzò la testa per prendere delle spezie e l’occhio le scappò di nuovo alla finestra…

«Via dalla strada Paolino!!!» gridò: il bambino infatti, caracollando dietro ad un roditore fulvo si era avvicinato pericolosamente al limitare del giardino. La strada era tranquilla, ma non si sa mai… le macchine vanno e vengono, ed era già successo che qualche bambino. Ad esempio lei, l’anno precedente, aveva investito Filippo, il figlio del vicino, coetaneo, si fa per dire, di Paolino. Una storia molto imbarazzante…

«Si ma-ma» rispose… stava cominciando a parlare, ed era un bambino molto ubbidiente. Ritornò dondolando ai suoi giochi.

Margherita sorrise tra sé. Guai se gli fosse successo qualcosa. Alfredo si sarebbe arrabbiato molto con lei, per via di questa sua continua distrazione, ma non poteva farci niente, la sua mente vagava e vagava… come fare a tenerla ferma? Esattamente come non si riusciva a dissuadere Paolino dal molestare gli animaletti, i suoi pensieri non riuscivano a seguire i binari della razionalità, correvano dietro alle nuvole delle sue fantasie. In fondo cosa c’è di male ad essere fantasiosi, magari anche troppo distratti? Sempre meglio che essere efficienti e precisi ma freddi, no? Per una donna poi, ad Alfredo non sarebbe mai piaciuta una preside di collegio svizzero. Lui la voleva così… sbadata ma affettuosa e premurosa.

Accese il fuoco e mise la pentola sul fornello. Finì Bach ed iniziò un pezzo di Mahler. Margherita si mise a ballare graziosamente per la cucina.

All’improvviso udì da fuori una frenata brusca ed un tonfo; poi una portiera che si apriva ed un’imprecazione. Si bloccò per un attimo, pregando che non fosse successo quello che temeva. Poi si riebbe e corse fuori.

«Oh no, che guaio!» urlò.

Era successo. Paolino, giaceva a faccia in giù in mezzo alla strada, con la testa aperta in un lago di sangue. Il signor Salviani, il padre di Filippo, controllava il paraurti con aria seccata, che si trasformò in imbarazzo vedendo Margherita avvicinarsi correndo.

Continua…

Da “Clon-o-matic” di Acid Jack Flashed su Nihilismi#3